martedì 7 marzo 2017

Recensione: Prigionieri

«Che spreco di vite il mondo è riuscito a fare in soli trent'anni e due conflitti, per ottenere poi cosa? Ogni volta che si uccide un essere umano bisognerebbe chiederselo. Non il soldato che impugna l'arma e deve decidere "mors tua vita mea" ma il potente che ha armato quella mano e gioca a dama mangiando uomini come fossero pedine, dovrebbe porsi quel quesito»

Prigionieri
di Mauro Corticelli
Pendragon

Trama
Carlo Moretti, alle prese con il fallimento della sua attività commerciale e del suo matrimonio, turbato da un nuovo amore apparentemente impossibile, trova il diario scritto da uno zio, nonché omonimo. Quella che sembra una semplice raccolta di memorie sugli anni di prigionia negli Stati Uniti durante la Seconda guerra mondiale si rivela un documento in grado di sconvolgere la vita del protagonista e la storia della sua famiglia. Carlo decide così di varcare l'oceano per scoprire la verità. Ma l'avventura americana, che riserverà non poche sorprese, si trasformerà inevitabilmente in un viaggio dentro se stesso.



È nella ricerca delle proprie radici che a volte si trova la strada per sciogliere i dubbi sul presente. Lo sa bene il protagonista di Prigionieri, romanzo di Mauro Corticelli edito da Pendragon, che si sposta  nel tempo e nello spazio, fra passato e presente, Bologna e Stati Uniti,  alla ricerca di una verità. 

Ho avuto l'onore di fare una chiacchierata con l'autore e di presentarlo a Lavagna e questo mi ha permesso di parlare di un libro che ho veramente apprezzato e che mi ha stimolata a riflettere. Sulla guerra e la sua validità, su prigionieri di cui si parla poco nei libri di Storia, ma anche di cambiamenti e coraggio.

La presentazione a Lavagna

C'è un momento della vita in cui bisogna tirare le fila del percorso compiuto. Un momento giusto per capire se quello che si è fatto fino a quel momento ha valore per noi e per la nostra crescita. In genere questo accade soprattutto nello sconforto, quando sentiamo la necessità di cambiare qualcosa. Se questo coincide con dei fallimenti importanti e il ritrovamento di un vecchio diario di famiglia, che sembra nascondere segreti vecchi cinquant'anni, allora la voglia di fare le valigie e partire è giustificabilissima.


Carlo Moretti lo fa, prende e parte, lasciando dietro di se il fallimento sul piano lavorativo e sentimentale. Parte con un bagaglio pesante nel cuore e cerca risposte.

Parallelamente alla sua storia conosciamo quella del suo omonimo e parente. Isolato negli Stati Uniti durante parte del secondo conflitto mondiale, lo conosciamo attraverso le pagine del diario. Da queste emerge un uomo che si sente scisso dalla propria patria, lontano dalla famiglia, con notizie che giungono a destinazione mesi dopo. Una differita emotiva che lo trascina in uno stato di apprensione profonda.

Due storie e due destini. Prigionieri  di Corticelli è un libro che insegna come le scelte possano cambiare e stravolgere una vita, che la guerra è sbagliata, che tutto può cambiare da un istante all'altro.

Una scrittura fluida, non troppo emotiva, perché il narratore osserva e racconta. Un libro incalzante e difficile da posare. E una storia che lascia una traccia indelebile nel lettore.

Buona lettura

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