lunedì 3 aprile 2017

Recensione: Requiem

«Il piano è il mio capolavoro. Il mio Requeim aeternam. 
La composizione, accuratamente ripartita in sei righi, è sulla mia scrivania. 
Sei nomi. Sei sentenze di morte. Sei movimenti»

Requiem
di Geir Tangen
Giunti

Trama
Nella ventosa cittadina di Haugesund, sui fiordi norvegesi, il giornalista Viljar Ravn Gudmundsson dovrebbe godersi il meritato successo. Solo qualche anno prima infatti, un suo celebre articolo ha scoperchiato uno degli scandali più subdoli della politica nazionale. Uno scoop che lo ha reso in breve tempo una star del giornalismo e gli ha aperto prestigiose opportunità professionali. Eppure Viljar siede ancora alla stessa scrivania del quotidiano locale ma, a differenza di prima, non ha l’aria di passarsela bene per niente: fa fatica a scrivere persino di cronaca, soffre di continui attacchi di panico e subisce quotidianamente un pesante mobbing dal caporedattore. Finché una mattina, nella sua casella di posta, appare una mail piuttosto sinistra: un misterioso mittente annuncia al giornalista che l’indomani una donna verrà uccisa. O meglio: giustiziata; profezia che si verifica esattamente secondo le parole scritte nel messaggio. E non è che l’inizio, come Viljar e la giovane poliziotta Lotte Skeisvoll capiranno a proprie spese. Ma perché il killer ha scelto proprio lui come interlocutore? E che cosa hanno in comune le persone che nella diabolica mente dell’assassino meritano una fine tanto atroce?





Un thriller cruento, ricco di tensione e che tiene incollato alle pagine il lettore. Requiem di Geir Tangen edito da Giunti, è uno di quei libri che infonde un senso di inquietudine che difficilmente lascerà andare il lettore molto presto.

Ci sono diverse cose che mi sono piaciute tanto e per non replicare il mio post - I dieci inquietanti motivi per leggere Requiem - in questa recensione vi darò pareri differenti e motivazioni aggiuntive. 
Mi è piaciuta tantissimo l'ambientazione nordica, credo che tutto quel filone di gialli sia decisamente nelle mie corde perché trovo che siano luoghi perfetti per infittire il mistero, ma più di tutto mi è piaciuto che gran parte del romanzo faccia avventurare il lettore nel mondo del giornalismo. Per questo mi sono sentita forse un po' più vicina alle vicende narrate. 

«Ricordati che il successo di un reporter non si misura in decibel 
né in titoli dai caratteri cubitali»

Mi piace leggere il Pov dei killer, adoro sbirciare in quelle menti contorte e cercare di capire perché. Nel romanzo incontriamo spesso il suo punto di vista, ne leggiamo i pensieri e conosciamo le azioni. Questo rende tutto un pochino più reale.

La scrittura, forse a tratti cruenta, ma con uno stile che rende la parola scritta reale, tangibile, che accentua il dramma, lo spavento, la tensione. I personaggi di carta assumono contorni reali e la storia trascina il lettore in un vortice di misteri in cui si mescolano ossessioni, passato, pentimenti, errori e paure.

I personaggi sono ben tratteggiati, non solo quelli principali come Viljar o Lotte, entrambi raccontati con un'attenzione e una cura rari, ma anche quelli più secondari. Manie, pulsioni, fobie, atteggiamenti: ogni personaggio è dotato di un suo bagaglio emotivo e comportamentale e quando qualcuno di loro entra in scena la riempie totalmente. Questo mi ha anche portato decisamente fuori pista quando si è trattato di pensare a come sarebbe potuto terminare il libro... 

Requiem è un romanzo che vi consiglio perché non è scontato, è scritto bene e scorre fluido fino all'ultima pagina.
Buona lettura


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